Ombra e luce

Milano: Oltre la Soglia

Milano è una città piatta. Le sue uniche colline sono artificiali, come il Monte Stella, la “montagnetta di San Siro” creata con le macerie di guerra, o i terrapieni dei ponti ferroviari. In teoria, lo sguardo dovrebbe riuscire a spingersi fino a molti chilometri di distanza, ma altre caratteristiche di Milano vi si oppongono: la nebbia d’inverno, la foschia e l’afa d’estate. Lo spettacolare arco delle Alpi a nord e a ovest di Milano dovrebbe essere il suo orizzonte abituale, ma in realtà le montagne “appaiono” solo qualche volta all’anno. Milano è intimamente legata, nell’immaginario collettivo, al suo clima: la cappa soffocante nei mesi estivi e la nebbia d’inverno. Si dice che un vero milanese nasca “con la nebbia nei polmoni”. Spesso, Milano è letteralmente invisibile, una città in bianco e nero dove pochi, occasionali colori riescono a farsi notare: le diverse sfumature di rosa del Duomo, gli azzurri brillanti dei cieli primaverili. La si ricorda soprattutto come una città grigia, come le sue periferie. Milano viene universalmente considerata una città brutta: la sua bellezza è nascosta, privata, si cela dietro ai portoni sbarrati, negli interni dei cortili, nelle “poche piazze discrete”.

John Foot

 

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Ombra e luce

Liber Novus

“Ein Wort, das nie gesprochen ward. / Ein Licht, das noch nie leuchtete. / Eine Verwirrung sondergleichen. / Und eine Straße ohne Ende.”

“One word that was never spoken. / One light that was never lit up. / An unparalleled confusion. / And a road without end.”

“Una parola che mai è stata detta. / Una luce che ancora non ha brillato. / Una confusione senza confronti. / E una strada senza fine.”

Carl Gustav Jung

La barca solare è un motivo ricorrente nella mitologia e nella religione dell’antico Egitto, dove era considerata il caratteristico veicolo del dio Sole. Secondo la leggende quest’ultimo, nel suo quotidiano viaggio attraverso il cielo, doveva combattere contro il mostro Aphophis che tentava di inghiottire la sua barca. In Libido (1912) Jung menzionò il “grande disco solare vivente” degli egizi e il motivo del mostro marino. Nella redazione finale dell’opera, egli osservò che la lotta con il mostro marino rappresenta il tentativo di liberare la coscienza dell’Io dalla stretta dell’inconscio.

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