Ombra e luce

Il momento è perfetto

Non importa ciò di cui facciamo esperienza quando meditiamo, ha significato solo ciò che portiamo nella nostra vita quotidiana. Non c’è nulla di cui fare esperienza – dal semplice atto di mangiare alle complicazioni del lavoro o delle relazioni – che non possa essere affrontato con la consapevolezza e compassione che sviluppiamo nella meditazione.
Prenditi il tempo di mangiare un’arancia in consapevolezza. Se mangi un’arancia distrattamente, preso dalla tua ansia e dalla tua sofferenza, l’arancia non è veramente li. Ma se fai in modo che la tua mente ed il tuo corpo creino vera presenza, puoi vedere che l’arancia è un miracolo. Sbuccia l’arancia. Annusa il frutto. Vedi l’arancia sbocciare nell’arancia, e la pioggia e il sole che hanno preso parte alla sua fioritura. L’albero che ha messo diversi mesi per regalarti questa meraviglia. Prendine uno spicchio in bocca, chiudi la tua bocca con consapevolezza, e sempre consapevolmente senti il succo che ne viene fuori. Gustane la dolcezza. Hai tempo per questo? Se pensi di non avere il tempo per mangiare un’arancia in questo modo, in che modo impieghi il tuo tempo? Stai utilizzando il tuo tempo preoccupandoti o vivendo per davvero?
Per pratica spirituale non si intende semplicemente sedersi a meditare. Praticare significa guardare, pensare, toccare, bere, mangiare e parlare. Ogni azione, ogni respiro, ogni passo può essere parte della pratica aiutandoci a diventare noi stessi.
La qualità della nostra pratica dipende dall’energia che mettiamo nella consapevolezza e nella concentrazione. La consapevolezza (mindfulness) nella mia definizione, è la pratica che ci fa essere interamente presenti e vivi, corpo e mente insieme. La consapevolezza è l’energia che ci aiuta a sapere cosa succede nel momento presente. Bevo dell’acqua e so che sto bevendo dell’acqua. Bere dell’acqua è in effetti quello che sta avvenendo.
La mindfulness porta concentrazione. Quando beviamo dell’acqua consapevolmente, ci concentriamo sul bere. Se siamo concentrati, la vita è più profonda e abbiamo più gioia ed equilibrio. Possiamo guidare consapevolmente, possiamo pelare le carote consapevolmente, possiamo farci la doccia consapevolmente. Se facciamo le cose in questo modo, la concentrazione aumenta. E quando la concentrazione cresce, la comprensione delle nostre vite diventa più profonda.
Quando unisco i palmi delle mie mani per salutare un bimbo o un adulto, non lo faccio per essere semplicemente educato. Lo faccio perché è la mia pratica. Sono un essere umano che si inchina dinnanzi ad un bambino o ad un amico. Unendo i palmi delle mani, creo un fiore. Il suo aspetto esteriore è bellissimo cosi come è bello quello interiore. Unendo i palmi attuo quell’unità di corpo e mente. La mia mano sinistra è come il mio corpo, la mia destra come la mia mente. Con la loro unione in un istante giungo ad uno stato di unità del corpo e della mente. Quando il corpo e la mente si uniscono creano la vera presenza. Diventiamo vivi. L’unità del corpo e della mente sono il frutto della pratica e possiamo ottenerla immediatamente – non abbiamo da aspettare.
l principio della pratica è molto semplice: riporta le nostre menti nei nostri corpi, crea la vera presenza, e ci fa diventare pienamente vivi. Tutto ciò avviene sotto la luce della consapevolezza. Nelle tradizioni ebraiche e cristiane si dice, “facciamo tutto nella presenza di Dio.” È un altro modo di dire la stessa cosa. Quando gli ebrei fanno la cena dello Shabbat, apparecchiano la tavola, versano il latte, e cucinano il cibo consapevoli della presenza del divino.
Nel Buddhismo, il Dio è la consapevolezza e la concentrazione. Ogni singola azione avviene sotto la lente della consapevolezza e della concentrazione e queste sono l’essenza del Buddha. La consapevolezza e la concentrazione portano alla “visione profonda” (insight) e quest’ultima ci libera dalla sofferenza in quanto ci permette di vedere la vera natura della realtà.
I rituali non rappresentano nulla se svuotati dell’energia della consapevolezza e della concentrazione. Potremmo chiamare queste energie lo Spirito Santo. Quando un sacerdote celebra l’eucaristia rompendo il pane e versando il vino, non sono i gesti e le parole che creano il miracolo dell’eucaristia. Sono la capacità del sacerdote di essere vivo e di essere nel momento presente a risvegliare tutta la comunità dei fedeli. Il sacerdote può spezzare il pane affinchè tutti possano vedere che contiene la vita. Questo richiede molta pratica da parte del sacerdote. Se non è vivo, se non è presente, se non ha la forza della consapevolezza e della concentrazione, non sarà in grado di portare vita nella sua congregazione e nella sua chiesa. Questo è la ragione per la quale i rituali vuoti non significano nulla. Per tutti noi – sacerdote, monaco, laico – la nostra pratica è quella di generare quell’energia di consapevolezza e concentrazione.
Quando facciamo qualcosa con profondità e autenticità, questa cosa diventa un vero rituale. Quando prendiamo un bicchiere d’acqua e lo beviamo, se siamo davvero concentrati nell’atto del bere, questo diventa un rituale. Quando camminiamo con tutta la nostra essenza, investendo il cento per cento di noi nel fare un passo, la consapevolezza e la concentrazione diventano realtà. Quel passo genera l’energia della consapevolezza e della concentrazione che rende la vita possibile, profonda e reale. Se facciamo un secondo passo in quel modo manteniamo la concentrazione. Camminare in questo modo da l’idea di compiere un rito. Ma in realtà non stiamo compiendo nulla; stiamo semplicemente vivendo profondamente ogni momento della nostra vita. Anche un abitudine quotidiana come fare la prima colazione, se fatta come pratica, può diventare qualcosa di davvero potente. Sviluppa quell’energia della consapevolezza e della concentrazione che rende la vita autentica.
Quando prepariamo la prima colazione, anche quest’atto può diventare una pratica. Possiamo essere veramente vivi, totalmente presenti, e davvero felici nel preparare la prima colazione. Possiamo vedere questa preparazione come un atto banale oppure come un privilegio – dipende semplicemente dal nostro modo di osservare. L’acqua fredda è disponibile. L’acqua calda è disponibile. Il sapone è disponibile. Il bollitore è disponibile. Il fuoco è disponibile. Il cibo è disponibile. Tutto è qui per rendere la nostra felicità una possibilità. Se siamo presi dalle nostre preoccupazioni e dalla nostra rabbia, o se siamo con i nostri pensieri nel passato o nel futuro, allora, anche se stiamo preparando la prima colazione non siamo veramente li. Non siamo vivi.
Se pelate le carote, dovete impegnare il cento per cento di voi stessi nell’atto di pelare le carote. Nulla di più. Ma mentre pelate le carote, per favore cercate di non pensare al Buddha o altro. Semplicemente pelate la carota nel miglior modo possibile diventando tutt’uno con essa, diventando tutt’uno con l’atto di pelare. Vivete profondamente quel momento. È importante quanto la pratica della meditazione seduta. È importante come fare o ascoltare un discorso di dharma. Quando peli una carota con tutto il tuo essere, questa è la consapevolezza. E se sai come pelare le carote puoi coltivare la concentrazione e avere la visione profonda necessaria per liberarti dalla sofferenza.
Puoi pulire il bagno nello spirito della mindfulness investendo tutta la tua persona nell’atto di pulire, trasformando questo atto in una pratica gioiosa. Fai una cosa alla volta. Falla profondamente. Ci sono tante meraviglie al mondo che sono disponibili nel qui ed ora. Senza la consapevolezza potresti essere arrabbiato dal dover pulire il bagno oppure provare risentimento e per questo ignorare le meraviglie che ti circondano.
Molti di noi non permettono a loro stessi di rilassarsi. Perché corriamo sempre anche quando facciamo la prima colazione, il pranzo, o quando camminiamo o ci sediamo a meditare? C’è sempre qualcosa che ci tira in una direzione e ci spinge nell’altra. Riempiamo le nostre vite e ci occupiamo nella speranza di trovare nel futuro la felicità. Nel sutra “Conoscere il miglior modo di vivere da soli”, il Buddha dice chiaramente, “non fatevi catturare dal passato in quanto il passato è andato. Non siate turbati dal futuro, in quanto il futuro non è ancora qui. Esiste solo un momento per essere vivi, e questo è il momento presente. Ritornate al momento presente, vivetelo profondamente e sarete liberati.”
Come possiamo liberarci in modo da essere realmente nel qui ed ora? La meditazione Buddhista ci offre la pratica del fermarsi. Fermarsi è molto importante in quanto è tutta la vita che corriamo, anche in quelle precedenti. I nostri antenati, nostro nonno, la nostra nonna correvano ed ora continuano a correre in noi. Se non pratichiamo, i nostri figli ci porteranno in loro e continueranno a correre nel futuro.
Un praticante ha il diritto di soffrire ma non ha il diritto di non praticare. Le persone che non praticano permettono alla sofferenza e all’angoscia di sovrastarli spingendoli a dire o fare cose che non vogliono fare o dire. Chi pratica come noi ha il diritto di soffrire. Soffrire è accettabile cosi come essere arrabbiati. Possiamo imparare a fermarci e a stare con la nostra sofferenza, coccolandola con tutta la nostra tenerezza e gentilezza, prendendoci buona cura di lei.
Cerchiamo di non scappare. Scappiamo perché siamo spaventati. Ma se riusciamo ad essere presenti alla nostra sofferenza, l’energia della consapevolezza è cosi forte da abbracciare e riconoscere quel dolore e quella sofferenza. Soffriamo perché siamo carenti di quella visione della nostra natura e della natura della realtà. L’energia della consapevolezza contiene l’energia della concentrazione, e la concentrazione porta sempre la capacità di vedere profondamente e di portare consapevolezza.
Per vedere profondamente dobbiamo prima imparare l’arte di fermarci. Il Buddha è spesso rappresentato seduto su un fiore di loto, fresco e stabile. Se siamo in grado di sederci nel qui e ora, ovunque ci sediamo diventiamo come un fiore di loto – che sia alla base di un albero, nell’erba o su una panca di pietra. Quando ci sediamo davvero, siamo liberi dalle preoccupazioni, dai rimpianti, dalla rabbia. Molti di noi siedono su un cuscino di meditazione, ma è come sedersi su delle spine perché non sappiamo come apprezzare il fiore di loto.
Puoi iniziare apprezzando i tuoi occhi. Ispirando sii consapevole dei tuoi occhi; espirando, sorridi ai tuoi occhi. Quando abbracci i tuoi occhi con la tua consapevolezza, riconosci di avere degli occhi ancora in buone condizioni. È una cosa meravigliosa avere degli occhi in buone condizioni. Devi solo aprirli per accedere al paradiso dei colori e delle forme. Coloro che hanno perso la vista sanno cosa significhi vivere nel buio e si meravigliano all’idea che si possa vedere.
Possiamo semplicemente sederci in un prato e aprire i nostri occhi. La meravigliosa alba, la luna piena, l’arancia, tutte queste cose si manifestano quando siamo realmente presenti. Il cielo blu è per noi. Le nuvole bianche sono per noi, cosi come gli alberi, i bambini, l’erba, e i visi amorevoli dei nostri cari. Tutto è alla nostra portata perché abbiamo degli occhi in buone condizioni. Molti non apprezzano i propri occhi in quanto non sono consapevoli. Possiamo pensare che tutto in noi sia sbagliato, ma non è vero. Ci sono milioni di cose in noi che sono giuste.
Quando cuciniamo, quando puliamo, quando camminiamo, ogni movimento può essere fatto con consapevolezza, concentrazione e visione profonda. Con ogni passo, possiamo toccare la terra e diventare tutt’uno con essa. La nostra paura e solitudine si dissolve. Non esiste altra via. Con ogni respiro possiamo generare consapevolezza, concentrazione ed visione profonda. Quest’ultima è la nostra liberazione. Ci libera dalla nostra paura, dalla nostra ignoranza, dalla nostra solitudine e disperazione. È questa visione profonda che ci permette di penetrare la natura della non-nascita e non-morte, e di vedere la natura dell’interconnessione di tutte le cose. Questa è l’essenza della pratica Buddhista – e possiamo farlo con il mezzo di semplici pratiche di ispiraziione ed espirazione, rimanendo consapevoli ad ogni passo e osservando profondamente.

 

Thich Nhat Hanh

 

 

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