Ombra e luce, Razza umana

Le bolle speculative

La bolla speculativa è un particolare fenomeno che ha luogo principalmente, ma non solo, nei mercati finanziari. Con il termine bolla, gli economisti indicano l’aumento repentino della domanda di un determinato asset, aumento che conduce i prezzi dello stesso ad un livello non giustificato dai suoi fondamentali.
Il prezzo non essendo veritiero, non rispecchia il valore reale dell’asset stesso, e quindi basta il verificarsi di una qualsiasi causa che possa determinare un senso di sfiducia verso il bene all’ interno del mercato di riferimento, per indurre gli investotori a disinvestire, uscendo così dal mercato.

Si verifica così quella che viene definita comunemente “scoppio della bolla”: i prezzi del bene scendono molto più rapidamente di come siano saliti, fino ad assumere il corrispondente valore reale.
La formazione di queste fiammate speculative nei diversi mercati (finanziari, valutari, immobiliari) sono determinati da numerosi fattori; tra questi è l’avvento di un’innovazione tecnologica che rivoluziona il mercato; oppure, l’introduzione nel mercato finanziario di un nuovo strumento di speculazione che attira l’attenzione degli investitori; o infine un crescente senso di fiducia, un’euforia generale e contagiosa dovuta ,ad esempio, dal sentirsi in una “nuova era “economica di prosperità e di ricchezza. La percezione di un cambiamento globale, la sensazione di essere in una” nuova era”, implica due importanti riflessioni.

La prima si basa sul concetto di come l’intervento dell’uomo possa arrivare a determinare sostanziali cambiamenti della realtà stessa tanto da far ipotizzare ad alcuni studiosi dell’ambiente che l’era geologica a cui apparteniamo non è più quella dell’ Olocene iniziata circa 11500 anni dopo l’era glaciale del Pleistocene, ma siamo entrati nell’Era dell’ Antropocene, quell’era geologica in cui le scelte di vita, di produzione, di consumi, di utilizzazione delle risorse globali da parte dell’umanità sono diventate più importanti di qualunque altra variabile che ha finora definito un’ era geologica.

La seconda, come la percezione della realtà da parte della collettività segua leggi peculiari, che sono state oggetto di studio a partire dall’analisi di Gustave le Bon per poi arrivare agli studi influenzati dalla psicologia cognitiva. Il fenomeno contagioso che muove le convinzioni di massa, nasce dalla formazione di un anima collettiva, possente ma transitoria, convergenza di sentimenti e idee di singoli verso un’unica direzione. La folla costituisce un unico corpo ed è sottomessa alla legge dell’unità delle folle. Non vi è somma o media degli elementi, ma creazione di nuovi elementi, nuovi caratteri. L’anima della folla fa agire gli individui in modo diverso da come agirebbero da soli. Nella folla si annulla la parte cosciente e si ha un predominio di quella inconscia, poiché le folle non sono animate dalla luce della ragione.

La storia dei popoli, che comprende quella della loro economia, tracciando lungo i secoli un percorso di fatti e avvenimenti, tenta, ricercando nessi e cause, di collegare questi fatti e avvenimenti e di dare una lettura degli aspetti per così dire illuminati dalla nitidezza dell’evidenza e degli accadimenti. Ma dietro a questi aspetti più facilmente percepibili, ne emergono altri che possono far luce sugli aspetti più oscuri della storiografia.

Le bolle speculative, la loro formazione e infine lo scoppio delle stesse, sono, nell’ambito della storia economica, esempi particolarmente calzanti per un’analisi che comprenda anche questi aspetti.
Nelle bolle speculative accanto a questi elementi, si accosta sempre anche una forte asimmetria informativa caratterizzanti i nuovi investitori.

Charles Kindleberger e Hyman Minsky, tra i più autorevoli studiosi delle crisi, hanno cercato di formulare un unico schema che possa valere per ognuna di esse: gli investitori sono attratti verso attività patrimoniali (azioni o terreni o case) nella convinzione che i prezzi aumentino ed è proprio questo loro ingresso che autorealizza quella convinzione; poi, quando i prezzi si stabilizzano o cominciano a scendere, come spettatori che fuggono da un cinema in fiamme, si affollano all’uscita causando così un crollo precipitoso dei prezzi stessi; è poi questo stesso crollo che, con il contagio della sfiducia, influenza l’economia intera.

Pierluigi Ciocca in una bella voce enciclopedica “Crisi economica e finanziaria”conclude che le crisi sono “da ultimo riconducibili all’ingovernabilità delle aspettative e delle decisioni di investimento in economie intrinsecamente monetarie”.

Per quanto l’ultima crisi o frenesia finanziaria possa sembrare ogni volta diversa, si evincono quasi sempre considerevoli somiglianze con le esperienze trascorse di altri paesi e di altri periodi storici.
Dalla bolla dei tulipani, considerata la prima bolla della storia del capitalismo, passando per le due crisi gemelle del primo 700, quella del Mississippi in Francia e quella dei Mari del Sud in Inghilterra, e quella del 1929, considerata la madre di tutte le crisi, fino alla più recente crisi dei subprime, scoppiata alla fine del 2006 negli Stati Uniti, le crisi speculative si sono ripetute con una alta frequenza e con caratteristiche simili.

Nel suo saggio “Breve storia dell’euforia finanziaria”, il celebre economista John K. Galbraith illustra i maggiori crack finanziari traendo da essi una sconfortante conclusione: i fenomeni speculativi sono il frutto dell’avidità e della stupidità umana, si verificano a intervalli più o meno regolari, hanno premesse pressoché identiche e sempre lo stesso risultato ovvero un impoverimento generalizzato seguito da una brusca frenata della vita economica.

Ma c’è chi nega che le bolle siano bolle: c’è chi non accetta che le bolle mettano in discussione il postulato di razionalità e le analizza e viviseziona per dimostrare, con raffinati ragionamenti, che le bolle in realtà sono razionali. E c’è chi pensa che, sì, le bolle sono esistite in passato, ma potranno essere evitate in futuro, con più informazione, più analisi, più trasparenza, più robuste istituzioni a presidio del mercato.

 

Standard